Titina Maselli al Centenario della Nascita - Galleria d'arte Il Babuino

Titina Maselli al Centenario della Nascita

ivano incitti

Luce, Velocità, e Ritmo Eterno: Titina Maselli al Centenario della Nascita

La pittura di Titina Maselli non si guarda; si ascolta. È un'orchestra di colori in dissonanza, un manifesto della velocità che implode.

Visitare l'antologica a lei dedicata nei Musei di Villa Torlonia è come affacciarsi al balcone di un mondo che corre verso il futuro con i motori accesi, e lo fa attraverso gli occhi che non hanno paura di guardare

Eppure, mentre cammini tra le sale, le pennellate di Maselli sembrano sussurrare una domanda più grande: che cos'è l'essenza del tempo?

In un mondo di corse, riflessi e geometrie spietate, Titina sembra dipingere il vuoto che esiste tra una vibrazione e l'altra. Lì, dove tutto si disfa, c'è un cuore pulsante, e quella pulsazione è ciò che ci racconta lei.

Ma procediamo con ordine, o almeno proviamoci.

Un'Infanzia di Colore e Ribellione

Titina nasce a Roma nel 1924, ma la città non è il suo confine. Cresciuta in un ambiente di intellettuali e artisti, assorbe il meglio e il peggio del mondo che la circonda. Le sue opere sembrano sempre in dialogo con un'eredità familiare che la spinge verso una ricerca incessante di senso: il padre, giornalista e critico, le insegna a osservare; la madre, pittrice, a trasformare quell'osservazione in azione. Ma è la Roma del dopoguerra a darle i suoi veri strumenti: una città distrutta, frammentata, che ricomincia dalle sue rovine.


La Mostra: Tra Velocità e Stasi

La prima sala al Casino dei Principi è un'esplosione di luce e metropoli. Qui ci sono tele che sembrano urlare “futuro”. I grattacieli non sono solo edifici; sono simboli di un'umanità in trasformazione. E poi ci sono i corpi. Titina non dipinge persone; dipinge presenza.

I volti sono rarifatti, spesso scomposti, come se fossero in movimento verso qualcosa di indefinito. Il colore, audace e spietato, sembra staccarsi dalla tela, portandoci a vivere un'esperienza quasi cinematografica.

Al centro di tutto c'è il suo rapporto con la luce artificiale, quella dei fari, delle insegne, delle metropoli moderne. È una luce che non consola; è una luce che rivela. Nelle opere esposte si percepisce l'eco delle sue visite a New York e Parigi: città che sembrano ispirarle quel senso di ritmo che si mescola a una malinconia tipica romana.


Teatro e Fotografia: il Movimento come Essenza

Se il Casino dei Principi è il luogo delle tele, il MLAC ci invita ad esplorare le dimensioni più intime e sperimentali del lavoro di Maselli. Qui la pittura cede il passo al teatro e alla fotografia. Costumi di scena, schizzi preparatori, frammenti di documentari: tutto contribuisce a delineare un artista che non si è mai accontentato di una sola forma espressiva.

I lavori teatrali, in particolare, rivelano una Maselli che comprende il potere del gesto. Ogni costume, ogni bozzetto è un grido visivo che amplifica il corpo dell'attore, trasformandolo in una tela vivente. La fotografia, invece, diventa uno specchio del suo universo pittorico. Le ombre e le luci catturate dall'obiettivo sembrano un preludio alle sue pennellate, creando un ponte tra realtà e astrazione.


La Poetica della Velocità

Uno dei temi ricorrenti nelle opere di Maselli è la velocità, ma non quella rassicurante di un progresso lineare. Le sue città, le sue automobili, sembrano accelerare verso l'ignoto, verso un futuro che non possiamo controllare. In questo, Maselli è figlia del suo tempo ma anche precorritrice. Nelle sue tele si legge un senso di urgenza che anticipa il nostro presente: un mondo che corre senza sapere dove sta andando.

Eppure, nonostante questa frenesia, c'è una bellezza che emerge. Una bellezza che non è convenzionale ma che nasce dalla capacità di catturare l'energia vitale delle cose. Nei suoi quadri, anche il caos ha una sua armonia, come se tutto fosse parte di un ritmo universale che solo lei riesce a sentire.


Un'Artista Contro

Titina Maselli non si è mai conformata, e questo traspare in ogni opera. Le sue tele non si piegano alle regole del mercato o alle aspettative del pubblico. In un'epoca in cui molti artisti cercavano la fama internazionale, lei ha preferito rimanere fedele alla sua visione, anche a costo di essere fraintesa.

Questa sua integrità emerge in modo potente nella mostra, che restituisce un ritratto completo di un'artista che ha sempre sfidato le convenzioni.


Luce e Conflitto

Una delle opere più significative della sua produzione, da sempre nella collezione privata della Galleria d'Arte Il Babuino, è una tela di 60×80 cm circa realizzata durante il fervore della battaglia politica negli anni Settanta per essere esposta in una mostra a favore del referendum sull'aborto del 1978 alla stessa Galleria “Il Babuino”.    

L'opera denuncia con forza la realtà di quel periodo, riportando in una grafica dura e immediata la scritta: “Medici ipocriti = aborto clandestino, aborto libero = maternità scelta” . Questa frase, essenziale e incisiva, sintetizza non solo una posizione politica ma un'intera visione della società, in cui l'arte diventa uno strumento di protesta e trasformazione. 


Una Lettura Dettagliata

L'opera esposta alla Galleria Il Babuino nella mostra in favore del referendum sull'aborto si colloca in una delle stagioni più ferventi della carriera di Maselli, quando l'artista utilizza il suo stile dinamico e la sua passione per il movimento per dare voce a cause sociali cruciali.  

La composizione è dominata da una vivace contrapposizione cromatica tra il verde intenso dello sfondo ei toni accesi di rosso e bianco, che conferiscono al dipinto un senso di urgenza e conflitto. Le pennellate dinamiche e spezzate sembrano rappresentare il tumulto emotivo e sociale legato al tema dell'aborto, rendendo l'opera non solo un manifesto politico, ma anche un'esperienza visiva intensa.

Elementi testuali

Le scritte, “Medici ipocriti = aborto clandestino” e “Aborto libero = maternità scelta”, occupano gran parte dello spazio visivo, trasformando l'opera in un manifesto verbale e visivo.

Il carattere irregolare e spontaneo delle lettere, dipinto a mano libera, contribuisce a enfatizzare il messaggio, suggerendo autenticità e urgenza. Le parole denunciano la doppia morale della società del tempo: da un lato la clandestinità imposta alle donne, dall'altro l'affermazione della libertà di scelta come diritto fondamentale.

Contesto storico

L'opera si colloca in un momento cruciale per il movimento femminista italiano. Il referendum sull'aborto del 1981 segnò una fase decisiva nella lotta per i diritti delle donne, consolidando il diritto alla scelta introdotta dalla legge 194 del 1978.

Maselli, con la sua sensibilità artistica e politica, tradusse queste battaglie in un'opera che fonde impegno civile e sperimentazione espressiva.

Approccio critico

Questo dipinto testimonia come Maselli abbia saputo utilizzare il linguaggio artistico per dialogare con le urgenze sociali del suo tempo. L'uso dell'arte come strumento di denuncia e trasformazione sociale è una costante nella sua carriera, e qui emerge con particolare forza.

L'opera, pur nella sua apparente semplicità formale, racchiude una complessità di significati: è sia una critica all'ipocrisia del sistema sanitario e legislativo sia un'affermazione di fiducia nella capacità delle donne di autodeterminarsi


La Poetica del Movimento

La forza dell'opera non risiede solo nel messaggio politico, ma anche nel linguaggio visivo unico di Titina Maselli. La sua capacità di rappresentare il movimento — che sia quello delle città, delle luci, o, come in questo caso, delle emozioni collettive — si manifesta con una chiarezza quasi dolorosa. Le sue figure stilizzate ei suoi paesaggi urbani frammentati sembrano pulsare di vita propria, rendendo l'immobilità un'illusione.

Qui, la corsa è quella delle donne verso la libertà, ma anche quella di una società che deve guardarsi allo specchio e scegliere se rimanere ancorata al passato o abbracciare un futuro più equo.


Una riflessione sulla complessità

L'intera mostra, curata da esperti come Claudio Crescentini e Federica Pirani, riesce a mettere in evidenza come Maselli sia stata un'artista poliedrica, capace di spaziare tra generi e linguaggi senza mai perdere di vista l'urgenza del suo tempo.

La sezione particolarmente dedicata alle opere politiche è toccante, e non manca di emozionare lo spettatore. Si passa da tele intime e personali a lavori come quello sopra descritto, che esplodono di significato, ricordandoci che l'arte non è mai un'isola, ma un arcipelago in continuo movimento.


Un'Artista Contro il Tempo

La retrospettiva di Titina Maselli non è solo una celebrazione di un'artista, ma un'occasione per riconsiderare il ruolo dell'arte nella società. La sua produzione ci parla ancora oggi con una forza disarmante, ricordandoci che l'arte è politica, è denuncia, ma soprattutto è scelta.

E quella scelta, espressa con colori e parole, è il vero lascito di una donna che non ha mai smesso di correre contro il vento.

L'arte come atto di resistenza

La retrospettiva di Titina Maselli non è solo un tributo a un'artista, ma un invito a riconsiderare il ruolo dell'arte nella nostra vita. In un mondo in cui tutto sembra diventare consumo, le sue opere ci ricordano che l'arte è prima di tutto un atto di resistenza. Resistenza contro l'omologazione, contro la superficialità, contro l'idea che il valore di un'opera si misuri solo in termini economici.

Uscendo dalla mostra, ti rendi conto che le opere di Maselli non ti lasciano andare. Continuano a vibrare, a interrogarti.

E allora capisci che l'arte, quella vera, è questo: un dialogo infinito che non smette mai di trasformarti.

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