Stefanio di Loreto - Biografia

Stefanio di Loreto - Biografia

ivano incitti

Stefano Di Loreto nasce ad Acciano, un piccolo paese abruzzese incastonato tra le montagne aquilane. Lì, dove il Monte Sirente si staglia come un padre severo e immortale, Di Loreto trascorre l’infanzia immerso nel profumo di pane e vino, nel fruscio delle querce e nel silenzio sacro della natura. Fin da bambino, il contatto con quella terra rude e luminosa imprime in lui una sensibilità profonda, un legame viscerale con la materia e con la luce che tornerà in tutta la sua opera pittorica.

La sua prima scoperta artistica avviene quasi per caso: i colori smaltati dell’emporio del nonno diventano un gioco rivelatore, un linguaggio nuovo capace di animare la realtà. Con quegli smalti densi e vivi, il piccolo Stefano dipinge un Topolino gigante sul paracamino di casa: il primo segno di una vocazione che, da allora, non si spegnerà più.

Alla scuola media riceve i primi riconoscimenti pubblici, e le sue opere cominciano a circolare tra le aule e le mani entusiaste di insegnanti e compagni. I suoi soggetti – uno zoo fantastico, la fontana medievale di Fontecchio, i simboli e i volti della sua terra – mostrano già una tensione tra realismo e immaginazione, tra radici e desiderio di volo.

Nonostante il talento, la famiglia lo spinge verso studi più “solidi”: frequenta per anni la scuola di contabilità, sveglie all’alba e treni freddi verso la città. Ma sotto la scorza del dovere continua a pulsare un animale inquieto, un’energia che chiede libertà. Nei pochi momenti concessi dal lavoro e dallo studio, Di Loreto disegna e dipinge con ostinazione, nutrendosi della bellezza feroce della natura e del silenzio dei monti.

Con l’università arriva la svolta: Roma. La città è per lui una rivelazione, un incendio di luci, di linguaggi e di colori. Qui incontra artisti come Mario Schifano e Arman, e scopre un modo nuovo di “parlare col colore”, di dare corpo alla rabbia e alla meraviglia. È l’epoca delle sperimentazioni materiche, dei collage, delle stratificazioni: la pittura diventa gesto, urlo, rivoluzione.

Dopo gli anni romani, Di Loreto approda a Pescara, città di mare e di luce, dove si stabilisce e lavora come professionista. Qui la sua arte si radica e si espande: i paesaggi assolati, i silenzi delle colline, il respiro salmastro del mare diventano materia pittorica, memoria e sogno insieme.

Ma l’artista conosce anche il dolore, quello che pietrifica il cuore e ferma il tempo. È da questa frattura che nasce una nuova consapevolezza: il tempo non è più nemico, ma materia da modellare con la pittura. In un gesto liberatorio e necessario, impugna di nuovo i colori come un’arma di vita. Da allora, la sua pittura si fa più luminosa, più essenziale: l’istinto primordiale del bambino che tingeva con gli smalti incontra la maturità dell’uomo che ha imparato a “fermare il tempo con il colore”.

Stefano Di Loreto vive e lavora in Abruzzo.
Nelle sue opere la memoria e la materia si fondono in un linguaggio poetico e visionario: la montagna, la terra, il vento, la luce, le aquile del Sirente – tutto torna a vibrare come in una musica antica, in cui il colore diventa respiro, libertà, rinascita.

https://youtu.be/r58eZvJ5p_I?si=480H_6ueUfDoyCFM

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