SalvArti al Palazzo Reale - Galleria d'arte Il Babuino

SalvArti al Palazzo Reale

ivano incitti

Un viaggio nell’arte liberata: la mostra SalvArti al Palazzo Reale

Dal 3 dicembre 2024 al 26 gennaio 2025, SalvArti trasforma il Palazzo Reale di Milano in un palcoscenico per l’arte contemporanea sottratta alla criminalità organizzata e restituita alla collettività. Oltre 80 opere di maestri come de Chirico, Warhol e Dalí raccontano un percorso che intreccia estetica, storia e impegno civile.


I corridoi della memoria rubata

SalvArti non è solo una mostra; è un rituale di purificazione, un processo quasi alchemico. Le opere esposte – oltre ottanta, tra dipinti, sculture e grafiche – portano nomi che risuonano come rintocchi di una campana: Giorgio de Chirico, Lucio Fontana, Salvador Dalí, Andy Warhol. Grandi nomi che, per un certo periodo, hanno vissuto nell’ombra, prigioniere di un sistema criminale che se ne serviva come merce di scambio, simbolo di potere o semplice trofeo. Questi capolavori non avrebbero mai dovuto essere toccati dal degrado morale, eppure eccoli qui, vittime prima e poi riscattati.

L’allestimento, curato con precisione chirurgica, non si limita a raccontare la storia delle opere, ma ricostruisce anche la trama intricata che le ha avvolte. C’è qualcosa di cinematografico nel modo in cui il percorso si svela, alternando cronologia e temi. Il visitatore si trova immerso in un racconto che parla di arte, ma anche di sottrazione, violenza e, infine, liberazione.


De Chirico, Warhol e la prigionia della bellezza

Le piazze d’Italia di Giorgio de Chirico, con la loro solitudine inquietante, assumono un significato nuovo in questa cornice. Quei luoghi vuoti, avvolti da ombre troppo lunghe, sembrano gridare contro l’isolamento a cui queste opere sono state condannate. E poi c’è Andy Warhol, con il suo consumismo pop trasformato in reliquia contemporanea. Che ironia, pensi: Warhol, il celebratore del capitalismo sfrenato, ridotto a simbolo di un sistema che non crea valore ma lo ruba.


Restaurare l’anima di un’opera

C’è un passaggio della mostra che, più di ogni altro, colpisce: le opere vengono presentate non solo come oggetti d’arte, ma come testimonianze viventi. Le loro superfici portano ancora le cicatrici di un passato violento, ma ogni tratto di pennello, ogni scultura, è stata salvata e restaurata con un amore che sembra quasi religioso. La mostra non nasconde il processo; anzi, lo celebra. Le didascalie raccontano storie di recupero e cura, storie che restituiscono dignità non solo all’arte, ma anche a chi ha lavorato nell’ombra per riportarla alla luce.


Legalità e bellezza: un connubio possibile?

Dietro SalvArti c’è un progetto ambizioso: utilizzare l’arte come strumento per diffondere una cultura della legalità. La Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, insieme ad altre istituzioni, ha creato un percorso che non si esaurisce con questa mostra, ma prosegue fino a Reggio Calabria, attraversando luoghi e comunità segnati dalla presenza della criminalità organizzata. È un viaggio che non parla solo al cuore degli appassionati d’arte, ma anche alla coscienza di chi crede in una giustizia che non si limita a punire, ma che ripara.


Giorgio de Chirico: Metafisica ritrovata

Un’opera di de Chirico, protagonista della corrente metafisica, ci accoglie come una soglia verso l’onirico. Figure statiche e silenziose, immerse in un’atmosfera che sembra sospesa tra il tempo e lo spazio, ci ricordano il valore della riflessione profonda. Sottratto a una collezione privata compromessa, il lavoro di de Chirico ritrova la sua vocazione pubblica: essere una finestra sulla condizione umana, ora accessibile a tutti.

Salvador Dalí: Surrealismo sotto sequestro

Un’opera di Salvador Dalí emerge come un gioiello visionario tra le confische. La fluidità delle forme e la teatralità dei colori incarnano il surrealismo al suo massimo splendore. Ma questa tela non è solo una meraviglia estetica; il suo viaggio è una parabola. È passata attraverso mani che volevano ridurre l’arte a simbolo di potere, per poi essere restituita alla collettività, affermando l’arte come diritto universale.

Lucio Fontana: Il taglio che unisce

L’opera di Lucio Fontana esposta a SalvArti porta il segno inconfondibile dei suoi tagli, gesti essenziali che aprono lo spazio della tela verso dimensioni infinite. Fontana ha sempre mirato a superare i limiti della pittura tradizionale, e qui il suo lavoro assume un significato ulteriore. Da oggetto di transazione illecita, torna a essere simbolo di libertà creativa, sfidando i confini non solo dell’arte, ma anche dell’etica.

Andy Warhol e Mario Schifano: Pop e contro-pop

Nella mostra si incontrano due pilastri della pop art: Warhol, icona americana che ha trasformato il consumismo in arte, e Schifano, la risposta italiana che ne ha ribaltato i codici. Le loro opere si confrontano e si completano, offrendo un dialogo tra mondi diversi. Una serigrafia di Warhol, inizialmente sequestrata in un’operazione contro il riciclaggio di denaro, ritrova qui la sua carica dissacrante; mentre una tela di Schifano, con i suoi colori densi e le pennellate rapide, diventa manifesto di un’Italia che resiste.

Christo: Arte pubblica e resistenza privata

Tra le sculture, l’opera di Christo si distingue per la sua monumentalità e semplicità. La sua arte, che avvolge e trasforma gli spazi pubblici, qui assume un valore aggiunto: la restituzione al pubblico. Il dialogo tra il concetto di appropriazione (dell’arte da parte del crimine) e quello di restituzione trova in Christo un simbolo perfetto, con le sue opere che già di per sé ridefiniscono i confini tra il pubblico e il privato.

Una trama collettiva

Queste opere, unite dal destino comune di essere state confiscate e recuperate, sono molto più che semplici oggetti estetici: sono testimoni di un sistema che ha cercato di ridurre la cultura a merce, e che ora la restituisce al suo ruolo primario di fonte di ispirazione e conoscenza. La mostra si chiude con un’opera collettiva, una sorta di installazione immateriale fatta dai visitatori stessi, che lasciano commenti, pensieri e impressioni in un registro aperto, segno che l’arte, per quanto sia oggetto, vive nel soggetto che la contempla.

Questa esposizione non è solo un invito a osservare, ma a riflettere su ciò che l’arte rappresenta in un contesto sociale più ampio. A SalvArti, ogni opera è un monito, una celebrazione e un atto di giustizia che, con il suo splendore, resiste alla corruzione.

Un’esperienza totale

Il Palazzo Reale, con i suoi spazi maestosi, è il contenitore perfetto per una mostra che vuole essere anche una riflessione sulla fragilità e la resistenza. Mentre cammini tra le stanze, senti quasi il peso della storia sotto i piedi. Napoli, città di contraddizioni, sembra vegliare su questa esposizione come una madre che ha visto troppo e ora spera che qualcosa, almeno qualcosa, possa essere salvato.

Questa non è solo una mostra; è un invito a guardare il mondo con occhi nuovi. Non puoi uscire da SalvArti senza portarti dentro una domanda: cosa possiamo fare, noi, per salvare non solo l’arte, ma la bellezza stessa del nostro vivere?


Torna al blog