Mostra permanente dei “signor nessuno” - Galleria d'arte Il Babuino

Mostra permanente dei “signor nessuno”

ivano incitti

Mostra permanente dei “signor nessuno”

C’è un esercito silenzioso che popola l’arte contemporanea dei non-luoghi digitali: gli improvvisati del colore

✒️ “I Signori Nessuno in mostra permanente”

C’è un esercito silenzioso – ma rumorosissimo quando appare – che popola l’arte contemporanea dei non-luoghi digitali: gli improvvisati del colore. Non hanno studiato accademie, non hanno percorso la fatica del mestiere, non hanno fatto la gavetta delle critiche, ma possiedono l’unico strumento che basta a trasformarli in “artisti”: una dichiarazione d’intenti.

Perché oggi non serve l’opera, serve la posa. Non serve la tecnica, serve il proclama.

Così, nascono i “creativi senza opera”, i “pittori senza pennello”, i “filosofi senza lettura”.

🎭 L’autoproclamazione come stile artistico

Il vero spettacolo non è quello che appendono al muro (spesso fotografato storto, in controluce, con un dito che sfiora l’obiettivo), ma il modo in cui si auto-incoronano.

Si presentano come se fossero stati già consacrati da critici inesistenti, come se la storia dell’arte non aspettasse altro che il loro arrivo provvidenziale.

Nessuna biografia, nessuna esposizione documentata, nessuna recensione: solo un’aura autogenerata che si regge sul nulla.

Sono i “re senza regno”, convinti che basti dire “io sono artista” per esserlo.

🧩 Il paradosso della visibilità

E qui il punto nuovo, che non riguarda più i social come strumento, ma il vuoto che rendono visibile.

Non siamo più di fronte a una democratizzazione della scena, ma a una vera messa in vetrina del nulla cosmico.

Questi personaggi hanno un talento: riescono a trasformare la totale assenza di percorso in un’identità estetica.

Si muovono con la sicurezza di chi ha fatto dieci Biennali, ma non possiedono neanche il pdf di una locandina di quartiere.

🔍 La grottesca cura del dettaglio trascurato

Il dettaglio, poi, è ciò che li tradisce.

La foto sfocata, l’opera poggiata su un divano, l’ombra del cellulare che incombe sulla tela: più che “presentazioni”, sembrano reperti forensi di un crimine contro l’occhio.

Eppure da quel nulla pretendono considerazioni, valutazioni, collaborazioni, riconoscimenti.

Il problema non è l’assenza di opere solide: è la totale mancanza di consapevolezza di questa assenza.

Un architetto non si improvvisa con un foglio a quadretti, un chirurgo non si proclama tale con un bisturi di plastica: ma l’artista improvvisato sì, perché l’arte – nell’immaginario di questi soggetti – è l’unico mestiere che non richiede competenza, solo vanità.

🏛️ Epilogo per la Galleria Babuino

In fondo, il vero spettacolo non è ciò che dipingono o scolpiscono, ma il loro metodo di auto-presentazione, che è già esso stesso una performance tragicomica.

E questo ci insegna una cosa: l’arte, quando manca, non si può inventare.

Quello che resta è solo una caricatura dell’artista, un personaggio che non ha nulla da dire ma pretende comunque di occupare lo spazio di chi qualcosa da dire lo avrebbe davvero.

E allora sì, l’arte contemporanea è viva, ma spesso non nelle mani di chi grida di esserlo.

E ora, a questo punto, una precisazione doverosa: mentre scriviamo, sappiamo bene che la metà di chi sta leggendo si è già sentita chiamata in causa, e non a torto. A voi, signori improvvisati del pennello digitale, ci permettiamo di ricordare che non basta un pastello trovato in fondo a un cassetto per essere artisti, così come non basta uno stetoscopio giocattolo per diventare chirurghi.

Ma all’altra metà dei lettori — gli artisti veri — sentiamo il bisogno quasi di chiedere scusa.

Scusa a chi passa le notti inquiete a trasformare in colore un dolore privato, a chi prova cento volte una linea o una pennellata per dire l’indicibile, a chi sacrifica tempo, relazioni, sonno e sicurezza economica pur di inseguire la necessità interiore di comunicare.

A voi, che non vi autoproclamate geni perché siete troppo impegnati a creare, e che non avete bisogno di proclami perché le vostre opere parlano già abbastanza da sole.

A voi, che non vi fotografate storte le tele con lo smartphone, ma piegate la schiena per montare esposizioni vere, aspettando un pubblico che non sempre arriva.

A voi, veri protagonisti silenziosi, chiediamo comprensione: sì, l’articolo vi ha fatto sorridere, ma non era rivolto a voi. Anzi, siete la ragione stessa per cui vale la pena difendere l’arte dal grottesco teatrino degli improvvisati.

E allora, concedeteci quest’ultima ironia: se l’arte è una maratona di senso, voi siete gli atleti che corrono fino allo sfinimento. Gli altri, i nostri “eroi del nulla”, non hanno neppure il pettorale della corsa campestre paesana.

Ivano Incitti

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