La sede Storica della Galleria Babuino - Galleria d'arte Il Babuino

La sede Storica della Galleria Babuino

ivano incitti

Via del Babuino 89 a Roma

Via del Babuino n. 89 – Palazzo Valadier del XVIII sec.

 

La proprietà del palazzo fu del conte Fede, e nel 1762 Luigi Valadier, abile orafo e fonditore, che vi abitava. Aveva una fonderia sul retro, che si affacciava su via Margutta. Purtroppo, Luigi morì suicida nel Tevere, si narra a causa del fallimento nella fusione del “Campanone” di San Pietro.

Suo figlio, Giuseppe Valadier, un noto architetto, visse nella casa paterna fino alla sua morte nel 1839 e realizzò il campanone che oggi svetta sulla facciata della basilica vaticana. La storia di questa famiglia è un interessante intreccio di arte e tragedia, che segna un capitolo significativo nella storia di Roma.

Da dove nasce la denominazione della famosa Via del Babuino a Roma?

Nasce dalla fontana del Babuino, così chiamata dal popolo romano a causa della sua bruttezza, che faceva sembrare la statua simile a una scimmia, era originariamente una fontana “semipubblica”. Costruita a spese di Alessandro Grandi, un commerciante ferrarese, era destinata all’uso pubblico.

Il suo nome divenne così popolare da determinare il cambio di denominazione della strada, che era stata aperta da papa Clemente VII Medici (1523-1534) e chiamata via Clementina in suo onore. Realizzata intorno al 1576, la fontana consisteva in una vasca di epoca romana in granito grigio, da cui un semplice rubinetto faceva scorrere l’acqua, e su cui si trovava una statua a grandezza naturale in tufo scolpito, raffigurante un Sileno disteso su una scogliera. Alessandro Grandi l’aveva sistemata all’interno di una nicchia sul prospetto principale del suo palazzo.

La fontana del Babuino, così chiamata dal popolo romano a causa della sua bruttezza, che faceva sembrare la statua simile a una scimmia, era originariamente una fontana "semipubblica". Costruita a spese di Alessandro Grandi, un commerciante ferrarese, era destinata all'uso pubblico.
La fontana del Babuino, così chiamata dal popolo romano a causa della sua bruttezza, che faceva sembrare la statua simile a una scimmia, era originariamente una fontana “semipubblica”. Costruita a spese di Alessandro Grandi, un commerciante ferrarese, era destinata all’uso pubblico.

Nel Seicento, il palazzo passò alla famiglia Boncompagni-Ludovisi, che nel 1738 ne curò una completa ristrutturazione. La fontana fu spostata verso sinistra (al civico 49a) e incorniciata con due lesene e un architrave decorato con due delfini in travertino. Nel 1877, a causa della costruzione della rete fognaria, la fontana fu smembrata: la statua del Sileno finì nel cortile di Palazzo Boncompagni, mentre la vasca fu riutilizzata come abbeveratoio in via Flaminia, di fronte alla fontana di Giulio III (1550-1555). Nel 1957, il Babuino fu ricomposto nei pressi della sua sede originaria, ma sul lato opposto della strada, a sinistra della chiesa di Sant’Atanasio dei Greci.

La statua del Sileno, sebbene antica, ha una testa non pertinente ed è stata identificata anche con il dio sabino Sanco Fidio Semicapro. Nella tradizione popolare, è entrata a far parte del gruppo delle “statue parlanti” (assieme a Pasquino, Marforio, Madama Lucrezia e Abate Luigi), che formavano il “congresso degli arguti”, dove venivano affisse le lamentele anonime dei romani, note come pasquinate.

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