Erotismo Al Babuino - 9 Dicembre 2024 - Galleria d'arte Il Babuino

Erotismo Al Babuino - 9 Dicembre 2024

ivano incitti

di MORENO MARCUCCI

‹ Da un giorno all’altro dovrebbe venire il magistrato a vedere di persona. Sarà lui che dovrà valutare ». Aldo Incitti, titolare della galleria « Il babuino » indugia davanti a un dipinto di Anna Salvatore che raffigura una giovane donna nell’atto della masturbazione. « Che si tratti di una mostra di arte erotica non c’è dubbio. Ma parlare di volgare pornografia no, proprio non è giusto.

D’altra parte questa opera della Salvatore, come altre di diversi artisti sono contenute nel catalogo che è stato visto e approvato dalla magistratura.

E non mi si dica che alle pareti di questa galleria si trova qualcosa di più spinto, se cosi si vuol dire, di quanto non sia già nel catalogo.. E mostra la pagina che illustra il disegno di Fernando Rea, una cruda immagine di fellatio.

La mostra dell’arte erotica, la prima collettiva realizzata in Italia, è stata inaugurata senza troppo clamore il 6 marzo e rimarrà aperta fino al 20.

Come era prevedibile non sono mancate obiezioni e critiche. Proprio per questa considerazione i visitatori sono stati invitati a scrivere sul libro delle firme le loro impressioni e considerazioni.

‹ Non c’è più religione », dice uno dei commenti. Poi: « Erotismo dell c..*; « W la libertà »; « E’ un offesa all’arte e alla donna »,

« Avevamo previsto dice Ugo Moretti che ha presentato la mostra, che avremmo vuto qualche protesta da parte dell’ala estrema delle femministe. Ma in nessun campo come nell’arte erotica, la donna è protagonista, dittatrice, tiranna. Se nel piacere c’è un oggetto, questo e l’uomo. «con questa mostra non abbiamo voluto fare dello scandalismo. I nomi dei ventuno artisti ne sono la garanzia: da Ugo Attardi a Corrado Cagli, da Leonor Fini a Renato Guttuso, Bruno Caruso, a Sante Monachesi, e così via.

Il fatto e che siamo stati i primi ad avere questa idea e già ci prepariamo per la seconda edizione. E’ chiaro che tutto ciò deve aver dato noia a qualcuno ed ecco che dopo una serie di telefonate minacciose, venerdì mattina abbiamo ricevuto la visita di un maresciallo del primo distretto di polizia ».

Il sottufficiale ha dato uno sguard poi rivolgendosi alla direttrice, Lina Mancinelli, ha esclamato: « Non mi si venga a dire che queste cose non sono oscene ». « Sono erotiche ». ha ribattuto la signora. Poi, il maresciallo ha preso carta e penna e ha steso con scrupolo un verbale. Primo fra tutti ha segnalato nella sua relazione un disegno di Mario Russo: un vecchietto sulla cui fronte sierge un membro virile che sostiene una donna nuda. « Gli uomini non pensano che a quello », così spiega il significato del disegno la signora Mancinelli.

Altri sei dipinti (fra cui due donne in amore di Giacomo Corzaro; un fumetto con varie scene erotiche di Domenico Colantoni e un sesso femminile in primo piano dipinto da Fernando Rea) sono stati oggetto dell’attenzione del rappresentante della legge.

« Il maresciallo ha scelto quelli che lo hanno colpito di piu, ma ognuno di noi potrebbe sceglierne altri più significati. Il che dimostra che il comune senso del pudore cambia da persona a persona», dice Aldo Incitti.

A proposito del comune senso del pudore, Ugo Moretti fa osservare che nella storia del mondo non è mai successo che un artista abbia subito l’infamia e il processo per aver dipinto con terrificante abbodanza di dettagli, stragi e torture, martirii ed esecuzioni con profusione di sangue e spadoni.

« Il che vuol dire – conclude Moretti – che per il comune senso del pudore è più

edificante la visione di massacro che l’efferato atto dell’amore »

« Tutti coloro che fissano la morale nel sesso – consiglia il presentatore della mostr non mettano piede nella galleria e se gli capita fra le mani il catalogo, logettino nel fuoco come fece il Savonarola con le tavole erotiche del Botticelli e di Filippo Lippi ».

Il rapporto redatto dalla polizia è stato inviato all’autorità giudiziaria.

” PerI momento – dice Incitti — non ho avuto alcuna comunicazione e non so quando il magistrato verrà a farsi visita , se verrà

Moreno Marcucci

 


La Mostra dell’Erotismo del 1978 al Babuino: Riflessioni e Polemiche

Il 16 marzo 1978 rappresentò un momento particolare nella storia della Galleria del Babuino di Roma, un luogo già noto per la sua apertura verso le tendenze artistiche più contemporanee e talvolta provocatorie.

In quella data, la galleria inaugurò la prima mostra collettiva di arte erotica mai realizzata in Italia, un evento destinato a restare impresso nella memoria per le sue implicazioni artistiche, sociali e culturali.

Cinquant’anni dopo, riflettere su quell’iniziativa significa interrogarsi su come l’arte possa essere al contempo un atto di espressione e un oggetto di controversie, e su come i confini tra libertà artistica e moralità pubblica continuino a essere un tema dibattuto.

La mostra, curata da Ugo Moretti, riuniva ventuno artisti di spicco, tra cui nomi prestigiosi come Ugo Attardi, Renato Guttuso, Leonor Fini, Bruno Caruso e Sante Monachesi. La selezione e la qualità delle opere esposte erano tali da garantire il valore artistico della proposta, nonostante il tema potesse suscitare scalpore.

Il critico Aldo Incitti, titolare della galleria, sottolineò come, pur trattandosi di arte erotica, le opere non potessero essere considerate pornografia: “Non mi si dica che alle pareti di questa galleria si trova qualcosa di più spinto di quanto non sia già nel catalogo”, dichiarò, mostrando una pagina del catalogo con il disegno di Fernando Rea, una rappresentazione cruda ma lontana da qualsiasi intento scabroso.

La reazione pubblica, come previsto, non si fece attendere: l’arte erotica, per sua natura, porta con sé una polarizzazione di opinioni.

Il libro delle firme, messo a disposizione dei visitatori per esprimere commenti e considerazioni, si riempì di frasi contrastanti: da chi esprimeva disappunto e condanna (“E’ un’offesa all’arte e alla donna”) a chi difendeva la libertà artistica e intellettuale (“W la libertà”).

Ugo Moretti, nel contesto di queste polemiche, osservò con lucidità che il concetto di “comune senso del pudore” è relativo e soggettivo: “Nella storia del mondo, non è mai successo che un artista abbia subito il processo per aver dipinto stragi e torture con abbondanza di dettagli, mentre per il comune senso del pudore sarebbe più edificante la visione di un massacro che l’efferato atto dell’amore”.

Le obiezioni da parte di esponenti del mondo femminile furono altrettanto significative, poiché l’arte erotica è inevitabilmente una lente attraverso cui osservare il ruolo e la rappresentazione della donna.

Moretti, tuttavia, rilevò come, nella maggior parte dei casi, la donna fosse protagonista, “dittatrice, tiranna” nell’atto erotico, rovesciando la tradizionale visione maschile del desiderio e mettendo in discussione i ruoli di potere impliciti nella sfera intima.

Nonostante ciò, non mancarono le voci critiche, alcune delle quali si spinsero a definire l’esposizione come un’offesa alla figura femminile, una reazione che portò alla visita di un maresciallo del primo distretto di polizia.

Il maresciallo, come raccontato, annotò e segnalò nel verbale le opere che più colpirono la sua attenzione, inclusa una provocatoria illustrazione di Mario Russo e un disegno di Fernando Rea che raffigurava un primo piano di un sesso femminile. Le autorità ritennero quindi necessaria un’indagine, e il rapporto stilato fu inviato all’autorità giudiziaria per una valutazione.

La galleria, intanto, continuava a sostenere la legittimità della mostra e la distinzione tra arte ed oscenità.

Aldo Incitti, con un certo disincanto, affermò di non sapere quando o se il magistrato si sarebbe presentato per una visita ufficiale, mantenendo però la propria posizione: “Non ho avuto alcuna comunicazione e non so quando il magistrato verrà a farsi visita, se verrà”.

Oggi, a distanza di cinquant’anni, l’evento assume un significato storico e culturale. Non solo ha segnato un passo importante per il riconoscimento e la visibilità dell’arte erotica in Italia, ma ha anche sollevato questioni che rimangono rilevanti: fino a che punto la libertà di espressione può spingersi senza suscitare reazioni da parte della società e delle istituzioni?

E come deve essere regolato il confine tra provocazione e offesa?

La mostra del Babuino ha lasciato un’eredità ambivalente: ha aperto una discussione sul valore dell’arte come spazio di libertà e di esplorazione dei limiti, ma ha anche evidenziato quanto questi limiti siano fluidi e, in certi casi, difficili da definire.

L’arte erotica continua ad essere un tema scivoloso e potenzialmente divisivo, e la mostra del 1978 è un esempio emblematico di come l’arte possa essere un potente strumento di provocazione, ma anche di dialogo e di riflessione.

La galleria, con il suo coraggio, ha dimostrato di essere un laboratorio in cui la bellezza e il coraggio artistico si incontrano, anche quando il prezzo da pagare è l’attenzione delle autorità e delle opinioni pubbliche.

Il dibattito su quella mostra rimane una testimonianza di un’epoca e un punto di partenza per una riflessione sull’arte, sul suo ruolo nella società e sulla capacità di sfidare le convenzioni.

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